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Sogni
E' quasi giorno oltre la tela rossa
e l'abbaino, girandola di luci
sui tappeti. Tracce di sogni densi
traballano reggendosi le code,
piume sotto i guanciali dei giacigli.
Solitudini ornate di lanterne
frangiano gli orli delle vesti
antiche, artifizi di volti
fluttuanti, verdi gingilli, trine,
vaghe catene dagli idiomi muti. |
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Non ha forma e non ha nome,
né voce che ricordi le nostre:
eppure chiama, caricando le notti,
simile ad un tepore abbandonato.
Esala intorno incensi, viluppi fusi.
Satura di risposte e di silenzi.
Impara l'aria a sollevare forme,
indefinite falci, ali di lune o soli.
Sfiora di voli chiari trepidi incanti
convolvoli di luce immaginaria.
Aspetta il tempo, come porta chiusa,
oltre il rifugio, in fosfori presagi,
che l'inconsueto luogo, asceso sogno,
prima dell'alba arda e ci richiuda. |
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La vita
Attimi tutti uguali.
Come il rondò di un carillon d'argento.
Vivide intermittenze sotto i veli,
aria di storie antiche e di romanze.
Poi, come a un soffio, trema la lucerna,
mentre cadono perle sui cristalli.
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Castello di Rivoli
Lontano, perso nel tempo,
coi passi sul selciato, mattutini.
Riverbero di sole sulle mura.
Spirali di strade, assorte,
nelle catene di fredde mani e voci.
Aguzzi pini sciolti, a sera,
nel mutato colore e le croci argento
sui petti, come sorrisi.
Ore di tanti giorni ripetute.
Partenze e ritorni
nell'età dei miti inesistenti. |
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L'angelo preme l'aria
in cornamuse di pioggia
che annegano suoni tra l'erba.
Sudari d'acqua s'oppongono
alle folgori di un sole furibondo.
Fili che non s'afferrano
fuggono tra i sassi frantumati
a valle.
Piago i ginocchi
e nei vapori bevo
l'acque rabbiose della strada
del tempo.
Meteore corrono orbite basse,
dove le macine bianche
radono agonie di eventi.
Dove capire e quando...
A sibillini muri di vento m'inchiodo,
senza tremare,
dimenticando parole affamate.
Chiavi roventi su altari d'acciaio,
covano teschi ghignanti.
Quello che sono o che sarò
mi batte dentro,
antico passo che ripercorre il mondo,
in grandi ombre e in rapidi chiarori.
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La maglia nera è bucata ed è bucato il pigiama.
Occorre lana scura ed ago e ditale di ferro.
Occorre tempo che io non posso riempire di filo.
Parole scorrono dall'alto in basso, lucenti:
tracciano trame nell'aria imprigionando luce.
Sussurro e le ripeto, solide ragnatele tese
tra le catene delle mie paure, serrando ombre.
Scende la notte dai pipistrelli di velluto cupo,
ciechi, spinti dal vento, oltre le porte del silenzio.
Chiusa è la cesta dai vecchi gomitoli iridati.
Domani al mercato comprerò mantelli, ampi, solari,
dalle lunghe frange, per il cammino freddo d'inverno. |
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