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Se per amarti mi ferisco le mani
premendo sui cocci dei tuoi tempi
sconosciuti,
che in frantumi più piccoli faccio,
inutilmente, ogni volta, cosa conta ?
Toccarti nemmeno più oso
piccola rondine bianca
dalle ali lisce di pioggia.
Le tue montagne e i laghi
nel sole sanguinante attraversati
si caricano, dolcezza triste,
di nubi, se non intendo
quello che vuoi dirmi.
Spogliata dell'idea della vita
non sono altro che te. |
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Lo stesso passo, solo un poco più lento,
dopo l'estate, sul ciglio dei sentieri.
Invase dalle felci le brughiere.
Tante cose da dire, aironi chiari,
finché cadrà la luce e aspetteremo
addormentati in fondo alle colline.
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Voglio che sia sorriso
l'ombra del nostro silenzio
nell'immota domanda
delle ore.
E trepido, come un volo
che nasce allo scoppiare
dell'alba, lo sguardo
che s'affigge nel domani.
Inutili sogni d'ansia
affonderanno, prima
del verso che nasce,
lasciato il limo caldo,
al nuovo vento.
L'età del mondo è vaga
e tutto è vita.
Ora le lune di un anno
riappariranno in cieli
ripetuti: segni d'ogni mistero
che nessun altro in noi,
se non che voci, rifletteranno
in specchi d'infinito. |
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Si quieta il cuore se ti penso e scrivo
scivolando nel fondo del silenzio
come chi scende lento e l'infinito
è un barocco di stelle acquamarine.
Tu sei dopo la luce dei traguardi
d'inesplorate terre sulle rive,
tra sabbie immense aride, deserte,
come una stilla d'acqua brilli e piovi.
Mi salvi i giorni ingioiellando l'aria,
segni argentati in mandrie di nubi,
fuori dell'altro tempo a doppi passi
nei secoli di pietra e nel mistero. |
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