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Quello che sono stasera
forse è una cosa nuova
non mai vissuta prima.
Tutte le voci del mondo
non sono che sussurri
oltre barriere alte,
protettrici.
La creazione cominciò
forse da un attimo
così, di attesa. |
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Parole
lontananti.
Addii di fantasmi.
Distacco di cose mai nate.
Avanzano oltre i vetri
immagini impossibili
lungo sentieri di suoni
che non riesci a sentire.
Immobile tu assisti
a storie morte.
Quello che
cerchi è altrove. |
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Non sono lì.
Ma chi può dire
ch'io mi sono allontanata?
Cosa di me si avvia
nella notte,
quando vado
e quando torno?
Resto in silenzio
a sentirti,
ben oltre le parole.
Se sono capace di salire,
basta che tu lo voglia,
comandami di vivere. |
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Con te,
metà di un'ora,
caro fanciullo chiaro,
che mi sospingi innanzi,
tra i rombi delle logiche
mentali.
Posso pensare
al già diverso giorno
che prepari:
fogge di gesti,
di labbra,
di respiri. |
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Se sapessi
manovrare le parole
fino al punto
di tradurre in segni
la magia che m'aspetta
in questa ora.
Che scoppia
come incendio
di stelle e seduce
come tramonti rosa
e ride come gole
bambine.
Io comporrei qualcosa
di glorioso.
E questo scritto
non avrebbe fine. |
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Nel posto dove sei nato
ancora passano immagini intorno,
leste, confuse.
Percorrono strade
che non hai più visto da finestre aperte.
Vanno, fingendo ancora che tu ascolti
tutti i rumori chiusi, faccettati,
battenti entro il respiro della casa.
Tu credi, sotto altri cieli, attendi,
ed è null'altro se comprendi quel gioco
che ripete le stesse solitudini infantili.
Scalpiccio di piedini tra le spighe
e capriole sull'erba bianca di cielo.
Null'altro che l'inesplorato tempo
allungato sui campi, in pieno sole.
Esiste in te. Prima che tu lo veda.
Quello che sei ti ferma, ti raccoglie.
Ed ai traguardi sorge più lontana
una foresta bianca di gradini. |
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